Allocuzione

Fratelli carissimi,

Vi ringrazio per avere voluto affidare alle mie mani il Supremo Maglietto della Comunione. Ricambierò l’onore che mi avete fatto e la fiducia che avete voluto accordarmi impegnando tutte le mie forze e le mie capacità per condurre la nostra Nave alla meta, garantendo la sicurezza del suo prezioso carico e del suo equipaggio. Ma per far ciò avrò costantemente bisogno dell’aiuto e del conforto di tutti voi: oggi iniziamo la nostra navigazione in mari calmi ed il cielo appare sereno...ma forse le condizioni non saranno sempre così favorevoli: pertanto, Fratelli miei, adoperiamoci tutti insieme e da subito, affinché il fasciame della nostra Nave sia sempre più robusto, rinforziamo le nostre vele, ed assicuriamoci che tutte le “manovre” siano sempre ben oliate ed in perfetta efficienza.

Molti di voi si staranno chiedendo, come già noi ci siamo chiesti, perché fondare una nuova Comunione? Abbiamo forse bisogno di qualche nuovo Gran Maestro? Di qualche nuovo Governo dell'Ordine?

Non sono già troppi i sodalizi che, più o meno a buon titolo si definiscono, Gran Logge o Supremi Ordini di qualcosa? E tutto ciò, badate bene, sempre nel nome della Massoneria Universale!

Sicuramente ciò è vero, ma solo in parte. La maggior parte di noi proviene da esperienze vissute in comunioni diverse, e se oggi è quì significa che desidera qualcosa che altrove non ha trovato.

Per questo siamo partiti da una prima considerazione riguardo la Massoneria nel suo complesso che, in Italia, ha a nostro avviso smarrito quella che definiamo “un’ anima”, un progetto, un'idea guida; in effetti, volendo ogni Comunione rappresentare al proprio interno ogni possibile filone di pensiero, alla fin fine non rappresenta nulla riducendo il proprio ruolo, in genere, a quello della mera “gestione di tessere”

Per quel poco o molto che si può constatare frequentando vari ambienti massonici italiani, oltre ad inutili e sterili polemiche su chi sia più “regolare”, chi abbia il maggior numero di riconoscimenti esteri, ed amenità di tal genere , non si è vista la benché minima traccia delle motivazioni profonde, etico/morali, culturali e soprattutto iniziatiche che sono alla base del nostro essere Massoni (non fare i Massoni, ma diventare e comportarsi da Massoni); in parole povere è evidente il prevalere di uno sterile formalismo senza contenuto, accompagnato da un lento scivolamento verso forme di regresso culturale pseudo sciamanico, pseudo misterico, più consone ad un “sabbah” di fattucchiere o apprendisti stregoni in grembiule che ad una Loggia di Massoni, ed in cui tutte le possibili idiozie riescono ad assurgere a fonte e dignità di “VERITA NASCOSTE”. Noi  vogliamo ribadire con forzache la Loggia non è il luogo deputato a ciò, non è la ribalta per improvvisati sedicenti maestri dell'occulto. Essa è altra cosa. 

La seconda constatazione riguarda il nostro Paese, e forse l’intero mondo occidentale, in cui relativismo e possibilismo stanno cancellando il vero senso critico tipico della nostra cultura classica. Essendo tutto relativo e quindi, tutto possibile, nulla è valido, neanche i fondamentali valori etico/morali della convivenza civile; non esiste più una causa per cui vale la pena impegnarsi e se del caso, lottare. Lo stesso “essere laici” in effetti spesso nasconde solo un passivo agnosticismo, la nostra tolleranza solo il disimpegno. 

La terza constatazione riguarda quella che, invece, è la domanda più pressante che proviene da molte persone, degli ambienti più disparati, di avere momenti e luoghi di aggregazione e confronto, ma anche di partecipazione fattiva. Non a caso vediamo il proliferare di iniziative di volontariato nei settori più diversi della società civile.

La quarta constatazione riguarda il dilagare degli integralismi: da quelli religiosi, i più ovvii, a quelli “democratici”, i più subdoli; ma, più pericoloso di tutti, quello dell'ignoranza, soprattutto quando “corroborata” dalla presunzione. Quando tali integralismi fanno la loro comparsa in ambito massonico accade che ogni Comunione, ritenendosi l'unica depositaria della “Verità” e della “Ortodossia”, pone nuovi e più alti steccati a difesa del proprio orticello. 

Partendo dalle ragioni schematicamente esposte, ci siamo convinti che oggi per la Massoneria Italiana esiste una grande possibilità di aggregazione, purché riesca ad essere portatrice di proposte, di idee, uscendo dalle angustie degli “interessi di bottega”.

Dovremmo ricominciare a “fare politica”, intesa ovviamente come politica di ideali e valori. Riflettendo sul concetto “libera chiesa in libero stato” abbiamo maturato la convinzione che il primo valore da difendere dovrebbe essere in modo veramente laico proprio il fondamento giudaico/cristiano della nostra civiltà. E' solo in questo contesto che si è potuto sviluppare un concetto di libertà (concetto a noi così caro) tanto ampio da garantire a tutti, anche a chi si propone come nostro antagonista, la possibilità di professare pubblicamente il proprio credo. Non è un caso se in questi giorni è stata avanzata la proposta da parte di un gruppo di studiosi di varie confessioni e del mondo laico di portare la Bibbia nelle scuole come libro di testo, proprio a ribadire la necessità completamente aconfessionale di rivalutare le nostre vere radici.

In base alle considerazioni esposte, e solo assumendole come fondamentale presupposto, nonché per dare loro corpo, ci siamo al fine convinti dell'opportunità di costituire un nuovo “corpus” massonico fortemente caratterizzato dallo scopo di riscoprire, valorizzare e difendere, sia al proprio interno che all'esterno, gli elementi fondanti della nostra civiltà.

Quindi una Comunione aperta al dialogo, agli stimoli, ma convinta e ferma nel voler rivendicare la radice cristiana/giudaica della Massoneria, una Comunione che vuole operare e crescere con questa impostazione; e con questa impostazione aprirsi al dialogo con le altre Comunioni, giacché il dialogo può esserci solo tra diversi, non tra omologhi; l'armonia si ha solo con suoni diversi, ognuno unico, individualmente definito, ma in accordo con gli altri.

Non vogliamo ripercorrere la via da molti già percorsa di rivendicare aprioristicamente una qual sorta di primogenitura: non è con le bolle o i timbri che si è Massoni, ma con la pratica costante, anche nella vita profana, dei principi così chiaramente enunciati nei Landmarks e, primo fra tutti, quello che afferma che i Fratelli, a qualunque Comunione appartengano, sono Fratelli. Non è con la maldicenza, con l'accusa verbale di “irregolarità” o quant'altro, che si afferma la propria ortodossia massonica; non è con le “campagne acquisti” che si costruisce una squadra forte. E noi vogliamo costruire una squadra forte, compatta orgogliosa di sé, ma non chiusa in sé stessa.

Noi vogliamo essere riconosciuti dalle nostre opere, non dalle nostre dichiarazioni, per quanto ambiziose; per questo abbiamo voluto chiamarci “Ordine di antica osservanza”.

Perché di antica osservanza? Perché vogliamo rifarci nei fatti e nei comportamenti a quanto ci hanno tramandato i nostri Antichi Predecessori, che si facevano un vanto della rigorosa applicazione della Regola, costi quel che costi. Essi si richiamavano ad una visione etica del proprio ruolo nella società; ogni incarico, ogni “promozione” era una responsabilità maggiore, un impegno maggiore, non una nuova sciarpa e una nuova medaglia da aggiungere alla già ricca collezione....il “potere” è servizio! 

Inoltre vorremmo richiamare l'attenzione sulla parola Ordine sotto il duplice aspetto di nome comune e di termine massonico. Il primo indica un insieme di cose o persone, disciplinato e armonico, il secondo un insieme di Logge che si sono unite in una Comunione.

Noi oggi abbiamo ratificato i nostri Statuti; essi saranno la nostra guida, i confini invalicabili del nostro operare nella Comunione. L'eccezione non l'abbiamo mai amata, e tanto meno l'amiamo oggi. Il buon governo, ricordavano i nostri padri, non può andare d'accordo con l'arbitrio e l'eccezione assurta a regola. Le regole ci sono e vanno rispettate; se non sono adeguate si cambiano, ma sempre secondo le procedure dovute.

Le decisioni si prendono nei luoghi deputati, non per via telefonica; gli organismi esistono e devono operare. Non è ammissibile il decisionismo per vacanza degli organi deputati; anche perché cari Fratelli, siamo chiari, nei sodalizi come il nostro, non esistono mai questioni di vita o di morte e, se esistono, sono quasi sempre dovuti ad episodi di malgoverno, quando non servono a mascherare altre intenzioni.

A tal proposito riteniamo opportuno richiamare alcuni concetti base, come il rigoroso rispetto delle vie gerarchiche, inteso sia in senso ascendente sia in senso discendente. Dobbiamo rispettare una gerarchia di ruoli e competenze che non ci deve essere imposta ma che dobbiamo intimamente sentire come necessaria; chiariamo meglio questo importante concetto: ogni singolo Fratello, ognuno di voi, è il più importante anello della Comunione;

il Gran Maestro è il primo servitore di tutti i Fratelli, così come sono al servizio della Comunione il Gran Maestro Vicario , gli Assistenti Grandi Maestri e, via via, tutti i Grandi Ufficiali ognuno per la parte di propria competenza; Essi non devono essere indistintamente chiamati a risolvere problemi di singoli Fratelli o interni alla Loggia o tra le Logge: a ciò deve provvedere l'organo a questo deputato; in particolare il Gran Maestro è il Gran Maestro di tutti i Fratelli e, perciò, deve restare equidistante da ogni Fratello: Egli non si intratterrà privatamente con Fratelli che non siano il Suo Vicario, i Suoi Assistenti o i Grandi Maestri Regionali, e solo per ragioni istituzionali; il Fratello che avesse necessità di incontrare privatamente il Gran Maestro dovrà seguire le vie gerarchiche e istituzionali, e nessun Fratello avrà personali corsie preferenziali, se non per il ruolo istituzionale che egli ricopre.

ll Tronco della Vedova deve essere utilizzato per lo scopo istituzionale per il quale è stato creato, vale a dire la carità, non sarà mai un modo surrettizio per provvedere alle spese generali della Loggia.

I Fratelli che desiderano avere rapporti di lavoro o di affari tra di loro debbono informare i propri rispettivi Maestri Venerabili, soprattutto sul contenuto e sulla natura del  rapporto che si vuole intrattenere, e ciò a garanzia della necessaria chiarezza e limpidezza cui tali rapporti debbono essere improntati, e dell’ armonia che deve regnare  nella nostra Comunione.

La Loggia è sovrana per quanto riguarda la sua gestione interna, ed il Maestro Venerabile è un" Primus inter pares" tra i Maestri, ma pur sempre un "primus "

Nei confronti della Gran Loggia Regionale o della Gran Loggia Nazionale non esiste la responsabilità del singolo Fratello, ma della Loggia nel suo insieme. 

Un altro aspetto da sottolineare riguarda il capitolo della Giustizia che trovate nel nostro Regolamento e in cui viene chiaramente evidenziato il nostro spirito: se si ha qualcosa da rimproverare ad un Fratello, questo va fatto in modo formale secondo le regole, pena un procedimento d’ufficio per calunnia nei confronti dell’accusatore stesso.

Volendo inoltre non limitarci alle petizioni di principio, per dare corpo al nostro desiderio di operare anche nel mondo profano nel filone cui abbiamo accennato prima, abbiamo fondato, quale braccio operativo della Gran Benevolenza,  un'Associazione intitolata a Bernardo di Chiaravalle, volendo rifarci idealmente ad un grande riformatore, ma anche ad un grande uomo d'azione e, soprattutto, all'estensore di quella meravigliosa lettera a Ugo di Payens, per sostenere quelle realtà che si rifanno ai nostri valori e che sono più esposte all'aggressione  culturale e politica finalizzata alla loro eliminazione o, nel migliore dei casi, alla loro omologazione. 

Fratelli, per concludere, voglio richiamare l'attenzione di noi tutti sul sigillo che ci siamo dati: una squadra e un compasso ad evidenziare che siamo orgogliosi di essere Massoni, una spada che è anche una croce a ricordarci che dobbiamo ben essere armati nello spirito, ma al servizio dello spirito e della Fede, e sullo sfondo una rappresentazione del Santo Graal a ricordarci che noi siamo chiamati alla ricerca , il tutto con umiltà, fermezza e spirito di servizio: noi non siamo Massoni per noi stessi, ma per il mondo, così come ben ci ricorda il nostro motto “Bonum Optime Facere”, cioè: fare ciò che è buono e giusto al massimo delle nostre possibilità e capacità. 

Fratelli, oggi ratifichiamo e festeggiamo la nascita della nostra Comunione, uniti per realizzare un bellissimo e ambizioso sogno; e che il nostro stemma ed il nostro motto siano per ognuno di noi la guida nel momento dello studio e della riflessione, ma ancora di più nel momento dell'azione. Vi ringrazio per l’attenzione che avete prestato alle mie parole e vi auguro un proficuo e felice lavoro.

16 Giugno 2007

IL GRAN MAESTRO

Nazareno Polini